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  Streaming video e FOL

   
  È opportuno impiegare lo streaming video nella formazione on line? A mio parere no o, per lo meno non ancora. Leggendo l'intervista rilasciata da Michele Calvano a Internetime (vedi articolo precedente della sezione Building Secrets), sono rimasta molto incuriosita dal progetto WebTV e dall'obiettivo di portare verso la formazione on line il mercato consumer che, nella lezione video in diretta, avrebbe, a detta di Calvano, trovato un equivalente della lezione in aula.

Se, dal punto di vista metodologico, le riserve su un approccio di questo genere, basato su una comunicazione non unidirezionale, ma comunque fortemente sbilanciata (l'utente vede il docente, non il contrario), sono sicuramente molte, dal punto di vista tecnologico il mio timore è univoco e molto semplice: temo che l'uso dello streaming video risulti controproducente per la bassa qualità con la quale si riesce ad operare al momento attuale.





Oggi è possibile emettere un segnale in streaming ricevibile anche con un collegamento PSTN, ma, per evitare interruzioni per il rebuffering, il segnale compresso con Real Producer o Windows Media normalmente sarà costituito da un video di dimensioni 160x120, a 10-15 frame al secondo, con l'audio campionato a 5 Kbyte al secondo. A parte il fatto che un video di tali dimensioni è destinato a perdersi nel mare magnum di uno schermo che sempre più spesso supera i 1024x768, ma, soprattutto, la qualità dell'audio è molto bassa e lo stesso rischia di non essere in perfetta sincronia con l'immagine del docente.

Problemi minori si possono riscontrare con segnali prodotti per una trasmissione su reti aziendali, ma la resa del video rimane comunque scarsa e fortemente condizionata dall'effettiva situazione della rete e difficilmente riesce a raggiungere risultati soddisfacenti.

Quisquillie? Direi di noi, proprio perché gli sforzi che vengono fatti per portarci in casa la faccia del relatore sono indirizzati a ricreare l'effetto di rafforzamento del messaggio auditivo che in aula è ottenuto dalla mimica del professore. I movimenti, gli sguardi e le smorfie dei docenti sono infatti un'ottima chiave per comprendere meglio il senso delle loro parole che, questo è evidente, da sole altrimenti perdono parte della loro forza comunicativa. Un messaggio auditivo senza il rafforzamento della prossemica e, anzi, disturbato dalla scarsa qualità del medium, rischia di essere molto meno efficace di una rappresentazione grafica e el semplice testo scritto (la cui comprensione è rafforzata dalla dimensione sinottica della disposizione del testo su una pagina, contrariamente a quanto avviene per la parola che è intellegibile unicamente in una dimensione diacronica).





Una conferma dei miei timori la possiamo trovare anche in alcune ricerche che sono state condotte dai Byron Reeves e Clifford Nass, professori del Institute for Communication Research della Standford University. I due ricercatori, come riportato da Peter Orton nel suo artitolo "Streaming Video -- Friend or Foe?", accessibile all'indirizzo www.brandonhall.com/public/pdfs/streaming_video.pdf, hanno condotto degli esperimenti sulla percezione del messaggio in brevi comunicati video in cui le immagini erano ritardate di circa 17 centesimi di secondo rispetto all'audio.

Il risultato delle ricerche è stato molto chiaro: i messaggi non sincronizzati erano giudicati meno credibili di quelli sincronizzati e di conseguenza, anche gli speaker erano giudicati negativamente. Il fattore più interessante della ricerca consiste nel fatto che solo una metà del campione si era accorto cel problema tecnico, ma anche coloro che non lo avevano notato davano esattamente lo steso giudizio sulla qualità dei messaggi e, inoltre, coloro che non avevano notato la mancata sincronizzazione, facevano ricadere la negatività del loro giudizio completamente sullo speaker.





I risulati della ricerca sperimentale della Standford sono, ovviamente, soltanto indicativi di quanto una scarsa qualità del mezzo di comunicazione influisca sulla qualità della comunciazioen stessa e sulla percezione della credibilità della fonte. Ciò che a noi deve maggiormente far riflettere è quanto, a volte, sia preferibile una comunicazione scritta piuttosto che una orale, soprattutto quando questa non può essere supportata come necessario (d'altra parte anche un testo scritto, ma scarsamente leggibile, provocherebbe nel lettore un impatto negativo...).

L'autore del white paper sopracitato, Peter Orton, ci invita ad esmepio a considerare la possibilità di utilizzare l'audio unito ad uno slide show realizzato con riprese del relatore, così come fatto dall'IBM in alcuni suoi programmi di formazione interna, unendo l'effetto di rafforzamento dell'immagine ad un audio non condizionato da possibili ritardi nella sincronia con il video.





Un ulteriore elemento di riflessione, più generale, è legato al tecnicismo che spesso guida le scelte di chi fa formazione con i nuovi media e, particolarmente, su internet: non è detto che la disponibiiltà di uno strumento tecnologico ne imponga l'uso, se questo non è adeguato agli scopi prefissi. Ovviamente la sperimentazione è necessaria e sacrosanta, ma, in contesti produttivi (e ormai la FOL si sente matura per entrare in un'ottica di mercato) l'uso dello streaming video per la divulgazione di contenuti rimane a mio parere ancora troppo condizionata dai problemi tecnologici per essere una valida alternativa ai classici sistemi di desktop conferencing ed all'uso intelligente di sistemi di training online tipo WBT.


Articolo pubblicato il giorno 21-12-2001

di Paola Perino >>

 

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Lo streaming video è amico della formazione? (gif)

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Dal mainframe alla webTV

NEL WEB
www.brandonhall.com: lo studio di Peter Orton sullo streaming video (in inglese).

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