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Dialogare col sistema: il linguaggio dell'interfaccia utente (parte II)
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Durante la progettazione grafica dell'interfaccia, un metodo efficace per guidare l'utente ad una migliore comprensione delle relazioni tra gli elementi consiste nel basarsi sui principi derivanti dalla teoria della Gestalt. Si tratta di una corrente psicologica sviluppatasi in Germania negli anni '20. Secondo i suoi sostenitori, l'esperienza del mondo "ci rivela non un mosaico di qualità semplici ed elementari, ma un insieme strutturato di oggetti ed eventi. [...] I dati dell'esperienza insomma ci si presentano immediatamente come organizzati secondo forme (gestalten) o strutture d'ordine". Il principio fondamentale che ne deriva è che il tutto è diverso dalla semplice somma delle parti che lo compongono, proprio in virtù della sua struttura d'ordine, che conferisce ai singoli elementi una funzione supplementare rispetto a quella che essi avrebbero se fossero considerati singolarmente.
Secondo la psicologia gestaltica, alcune tendenze organizzative innate, chiamate principi di raggruppamento, predispongono naturalmente l'uomo a considerare elementi di uno stesso gruppo quegli stimoli che presentano tra loro un rapporto di vicinanza, somiglianza, chiusura, continuità o comunanza. Un altro principio interpretativo riguarda il rapporto tra la figura e lo sfondo: la superficie più piccola e nitida viene generalmente interpretata come figura, mentre quella più grande e sfuocata come sfondo.
Sulla base di queste osservazioni è possibile disporre i vari elementi che compongono l'interfaccia in modo da enfatizzare sia le somiglianze che le differenze concettuali, così da guidare l'utente alla giusta interpretazione del tutto. Basti pensare all'applicazione di questi principi nella progettazione di menu: caratteri, colori, linee di separazione e altri espedienti possono evidenziare l'organizzazione logica delle diverse voci.
Il designer, servendosi di questi principi di progettazione grafica, può anche aiutare l'utente a focalizzare la sua attenzione sugli elementi realmente prioritari in un determinato momento, trascurando quelli secondari. Ai primi, infatti, si possono attribuire degli effetti per contrapporli agli altri e metterli in risalto: lampeggiamento, ingrandimento, movimento, contrasto cromatico sono solo alcune delle soluzioni attuabili per questo scopo. L'efficacia di questi metodi è fuori di dubbio, tuttavia vanno usati con cautela. Infatti, una delle difficoltà maggiori nella progettazione dell'interfaccia sta proprio nel riuscire a contenere il ricorso alle tecniche di accentuazione appena illustrate, applicandole solo a quei casi in cui realmente servono. Il motivo è facilmente intuibile: un'accozzaglia di oggetti lampeggianti su diversi sfondi multicolore ottiene esattamente il risultato opposto a quello sperato. L'utente, confuso, non riesce a stabilire alcuna gerarchia logica tra le parti, proprio come se tutto fosse ugualmente piatto e omogeneo.
Un analogo discorso vale anche a proposito dell'uso del colore. A questo riguardo, il primo consiglio per la progettazione di un'interfaccia ergonomica è di non esagerare. È meglio limitarsi a pochi colori applicati in modo consistente. Inoltre è bene verificare che l'interfaccia sia comprensibile anche in monocromia: infatti, circa l'8% degli uomini e l'1% delle donne soffre di daltonismo e quindi incontra delle difficoltà, più o meno gravi, nella distinzione delle varie tonalità. Per questo conviene usare le differenze cromatiche solo per rafforzare delle informazioni già trasmesse per mezzo di altre codifiche.
Un altro aspetto da considerare è che, per la particolare conformazione dell'occhio umano, l'acutezza visiva nella percezione del blu è inferiore rispetto a quella del rosso e del verde. Di conseguenza, è meglio non affidare a richiami di questo colore la trasmissione di informazioni importanti come, per esempio, i messaggi di errore.
Infine, durante la progettazione di un'interfaccia, bisogna adeguare la scelta dei colori alle comuni convenzioni e alle aspettative dell'utente, in modo da assecondare le associazioni già radicate nei destinatari del sistema. Per violare una di tali norme implicite serve un motivo valido: l'infrazione è ammessa, ma solo se è funzionale al perseguimento di obiettivi di ordine superiore.
Articolo pubblicato il giorno 12-10-2002
di Simona Rossano >>
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